Dissonanza cognitiva

Cos’è la dissonanza cognitiva?
La dissonanza cognitiva è un concetto introdotto dallo psicologo Leon Festinger nel 1957, che sta ad indicare una situazione nella quale le credenze o i comportamenti di un soggetto, in relazione ad un tema, sono in netto contrasto fra di loro.
La conoscete la favola della volpe e dell’uva? Sicuramente si.
La dissonanza cognitiva in questo caso scaturisce dall’incapacità della volpe di arrivare all’uva, la quale afferma, senza basi teoriche, che l’uva è acerba.
Facciamo un altro esempio.
Ammettiamo che abbiate sempre odiato i ladri. Un giorno vi ritrovate a passeggiare lungo la strada quando ad un certo punto vi sentite stanchi e decidete di sedervi sulla panchina. Affianco a voi si siede un uomo, si riposa un po’, poi si alza e infine continua a camminare. Vi accorgete subito che il signore ha scordato il portafogli ma presi dalla curiosità vedete cosa ci sta dentro e ci trovare un sacco di soldi. A questo punto potete scegliere tra due opzioni:
1) Riconsegnare il portafogli
2) Tenervi il malloppo
Se avete scelto la prima opzione vi trovate in una situazione emotiva soddisfacente perchè vi siete comportati in modo coerente con le vostre credenze ( consonanza cognitiva).
Avete scelto la seconda opzione? Bene.
A questo punto vi trovate di fronte ad una grave contraddizione perchè vi siete comportati in modo totalmente opposto rispetto ai vostri valori.
Da questo episodio, naturalmente, deriverà una revisione del vostro sistema di valori nella quale non condannerete piú chi ruba o almeno chi lo fa in determinate circostanze.
E voi vi ricordate qualche episodio che vi ha fatto cambiare idea circa una vostra credenza?

Il vaso di Rubin

Edgard Rubin fu uno psicologo danese che condusse delle analisi approfondite sulle relazioni che intercorrono tra la figura e lo sfondo.
I principi chiave che ci permettono di porre una distinzione tra figura e sfondo sono:

1) L’influenza della forma
2) L’influenza del colore (le figure hanno un colore compatto mentre gli sfondi hanno un colore uniforme)
3) Le figure in genere sembrano piú vicine rispetto allo sfondo
4) La figura colpisce di piú dello sfondo e rimane impressa meglio
5) La figura assume la forma tracciata dal contorno testimoniando che il margine appartiene unilateralmente alla figura

Per studiarne i principi creò una serie di immagini, la cui piú famosa divenne il “Vaso di Rubin”, nota anche come il “Volto di Rubin”.
Nell’immagine si possono distinguere due profili neri su sfondo bianco o un calice bianco su sfondo nero.
Sicuramente sarete riusciti tutti a distinguere i profili e il calice, ma avrete notato che è impossibile osservare sia i volti che il calice nello stesso istante.
Ciò è dovuto alla nostra incapacità di interpretare un’immagine ambigua che non presenta una chiara distinzione tra figura e sfondo.

E voi quale avete visto per prima?

Quanti tipi di depressione esistono?

Quanti tipi di depressione esistono?

Scopriamolo insieme.

Cominciamo col dire che la depressione è un disturbo dell’umore oppure affettivo caratterizzato molto spesso dall’alternanza di episodi di tipo maniacale (euforia, umore molto alto, iperattività, agitazione, irritabilità) e da episodi depressivi.

La depressione può essere suddivisa in 7 sottotipi:

1) Episodio depressivo
Per poter parlare di episodio depressivo è necessario che siano presenti diversi sintomi depressivi ( perdita di energie,nervosismo,perdita o aumento di peso, disturbi del sonno, ecc.) per almeno 2 settimane.
In genere ha una durata che va da alcune settimane a diversi mesi.

2) Disturbo depressivo ricorrente
Quando l’episodio depressivo farà la sua comparsa ulteriori volte, in tal caso si parlerà di disturbo depressivo ricorrente.

3) Distimia
La distimia rispetto alle condizioni precedenti presenta una sintomatologia piú lieve. Inizia soprattutto durante l’adolescenza e ha una durata di almeno due anni.

4) Depressione bipolare
I disturbi affettivo-bipolari ( o anche detti disturbi maniaco-depressivi) sono meno frequenti rispetto ai precedenti ma sono piú gravi.
Essi si distinguono in disturbo bipolare di I tipo e disturbo bipolare di II tipo.
Il primo è caratterizzato sia dalla presenza di episodi depressivi sia dalla presenza di episodi maniacali, che porta il soggetto a dondolarsi su un’altalena emozionale, ovvero ad alternare momenti di pura depressione a momenti di umore eccessivo che lo spingono a svolgere azioni impulsive.
Il secondo tipo, invece, è esplicato dalla presenza di episodi depressivi e di episodi ipomaniacali (sintomi meno pronunciati del disturbo maniacale) che in genere insorgono alla fine degli episodi depressivi.

5) Depressione psicotica
La depressione psicotica è un tipo particolare di episodio depressivo, che porta, chi ne è affetto, a farsi carico di false idee e false convinzioni e talvolta anche allucinazioni. Questa condizione è tipica di chi è convinto di essere una delusione per se stesso e per gli altri. Molto spesso questi soggetti hanno bisogno di essere curati per via psichiatrica a causa della gravità della malattia e dei rischi che essa comporta(autolesionismo, suicidio, ecc.)

6) Depressione atipica
Questo tipo di depressione comporta l’aumento dell’assunzione di cibo e l’aumento delle ore di sonno, contrariamente a quanto succede per la depressione tipica per cui vale il contrario.

7) Disturbo affettivo stagionale
Le persone affette da questo disturbo presentano gli stessi sintomi della depressione atipica, con l’eccezione che essa è circoscritta solo ad un determinato periodo dell’anno, dopodichè il paziente riacquisterà il normale funzionamento psichico.

Siete depressi o solo tristi?

La depressione è un disturbo dell’umore che riguarda circa il 15% della popolazione. Stupito? Pensavi di piú? Tutti abbiamo pensato almeno una volta nella vita di essere depressi ma la realtà è ben diversa. Esiste una netta distinzione tra tristezza e depressione.

Quali sono le differenze?

La tristezza:
– è un’emozione
– ha una durata limitata nel tempo ( in genere dura per pochi giorni)
– non impedisce di svolgere le attività quotidiane
– è provocata da un evento o un pensiero negativo

La depressione:
– è uno stato di profonda tristezza e apatia
– ha una durata di almeno 6 mesi
– impedisce di vivere la quotidianità
– molto spesso il paziente non comprende il motivo per cui sta male

Ma come viene diagnosticata la depressione?

La depressione come disturbo clinico può essere diagnosticata in base alla presenza di almeno uno dei due criteri tra:
– Umore depresso ( tristezza, apatia, incompletezza) che si presenta per la maggior parte del giorno tutti i giorni .
-Diminuzione di interesse o piacere verso tutte quelle attività che in precedenza gratificavano l’individuo, accompagnata da anedonia(mancanza di energie) e demotivazione.

E almeno 3 dei seguenti criteri:
– aumento o diminuzione appetito ( conseguente variazione di peso)
– insonnia o ipersonnia
– rallentamento o agitazione psicomotoria
– mancanza di energia
– difficoltà di concentrazione
– pensieri inerenti la morte

A meno che non vengano soddisfatti questi criteri potete stare tranquilli, non siete depressi, siete solo tristi e questo brutto periodo passerà presto.

La profezia che si autoavvera

Siete mai stati cosí convinti che sarebbe successo qualcosa che alla fine si è verificato?
In sociologia per profezia che si autoavvera, si intende una previsione che si realizza per il solo fatto di essere stata espressa.
Ciò vuol dire che predizione ed evento sono in un rapporto circolare, in base al quale la predizione genera un evento e l’evento verifica la predizione.
Spieghiamoci meglio.
Citiamo a tal proposito l’esempio di un importante sociologo, Robert K. Merton:
«Un mercoledì mattina del 1932, Cartwright Millingville va a lavorare. Il suo posto è alla Last National Bank e il suo ufficio è quello di presidente. Egli osserva che gli sportelli delle casse sono particolarmente affollati per essere di mercoledì; tutte quelle persone che fanno dei depositi sono inconsuete in un giorno della settimana che è lontano da quello in cui si riceve lo stipendio. Millingville spera in cuor suo che tutta quella gente non sia stata licenziata e incomincia il suo compito quotidiano di presidente. La Last National Bank è un istituto solido e garantito. Tutti lo sanno, dal presidente della banca agli azionisti, a noi. Ma quelle persone che fanno la coda davanti agli sportelli delle casse non lo sanno; anzi, credono che la banca stia fallendo, e che se essi non ritirano al più presto i loro depositi, non rimarrà loro più nulla; e così fanno la fila, aspettando di ritirare i loro risparmi. Fintanto che l’hanno solo creduto e che non hanno agito in conseguenza, hanno avuto torto, ma dal momento che vi hanno creduto e hanno agito in conseguenza, hanno conosciuto una verità ignota a Cartwright Millingville, agli azionisti, a noi. Essi conoscono quella realtà perché l’hanno provocata. La loro aspettativa, la loro profezia si è avverata; la banca è fallita».

Profezie e mitologia greca

La profezia che si autoavvera è un concetto noto anche nella mitologia greca.
Facciamo riferimento al mito di Crono:
Crono, il padre di Zeus, è stato avvertito dai genitori che uno dei suoi figli lo avrebbe spodestato, per cui decide di mangiarli tutti. Ciò però spinge Rea, sua moglie, a cospirare contro di lui a favore dei suoi figli, portando infine alla sua caduta.

Opinioni personali

Secondo me, la profezia che si autoavvera, è una delle prove piú tangibili di quanto sia potente il pensiero umano e di quanto sia potente la parola.
Basta che qualcuno ci dica che non siamo capaci di portare avanti un progetto per buttarci giú, pensare di non esserne in grado e cadere infine nella trappola della profezia. Allora qual è la soluzione?
La soluzione è essere forti, dobbiamo lasciarci scivolare addosso tutti i pensieri relativi al fallimento, nostri e degli altri. Forse è proprio questo lo sbaglio di Crono, aver permesso agli altri di decidere per lui

Prossemica

La prossemica è la disciplina semiologica che studia i gesti, il comportamento, lo spazio e le distanze all’interno di una comunicazione, sia verbale sia non verbale.
Il termine, derivato dall’inglese prox(imi), è stato introdotto e coniato dall’antropologo Edward T. Hall nel 1963 per indicare lo studio delle relazioni di vicinanza nella comunicazione.
Hall ha osservato che la distanza relazionale tra le persone è correlata con la distanza fisica. Egli ha definito quindi quattro “zone” interpersonali:

-La distanza intima (0-45 cm), tipica delle relazioni di coppia.

-La distanza personale (45–120 cm) per l’interazione tra amici.

La distanza sociale (1,2-3,5 metri), tipica della comunicazione tra conoscenti o il rapporto insegnante-allievo.

La distanza pubblica (oltre i 3,5 metri) per le pubbliche relazioni.